mercoledì 3 settembre 2008

Best100, 2008: la classifica.

Ferrari e Barilla si riconfermano le aziende preferite dagli italiani, quelle nelle quali, potendo scegliere, si vorrebbe lavorare, in un contesto più generale nel quale le preferenze vanno sopratutto verso le grandi aziende dell'industria e del largo consumo, quelle per intenderci che affiancano ad un brand di prestigio anche un business solido in grado di assicurare la certezza del posto di lavoro che continua a rimanere una delle prime fonti di preoccupazione per gli italiani. Sono questi in estrema sintesi i principali risultati che emergono dall'analisi delle risposte dei 5.040 intervistati che hanno partecipato all'indagine 2008 della Best100, le aziende preferite dagli italiani, realizzata da PeopleValue e giunta quest'anno alla sua VII edizione.

La Ferrari conquista il podio assoluto grazie al plebiscito di consensi che ottiene da parte della popolazione maschile, mentre Barilla ottiene la conferma del suo secondoposto sopratutto grazie all'attrazione del suo employer brand verso la popolazione femminile che la eleggono azienda preferita dalle donne. Eni conquista il terzo posto scalzando la Fiat che risulta in leggera flssione, al quinto posto, in linea con le generali difficoltà che incontra in questo momento, anche a livello industriale, tutto il comparto dell'automotive.

Al quarto posto sale Microsoft rispetto al settimo della passata edizione che conquista il podio di azienda più ambita del settore dell'Information Technology, vincendo il duello con Google che pur conquistando una posizione si ferma al quindicesimo posto nelle preferenze di studenti e professional.

Al sesto e settimo posto due aziende del settore del largo consumo, Procter&Gamble, che perde una posizione rispetto all'edizione dello scorso anno e Ferrero che invece ne conquista una, seguite da Enel all'ottavo posto, Mediaset al nono e Vodafone al decimo.

Il settore finanza registra quest'anno una complessiva perdita di consensi, con il gruppo Unicredit che conquista la leadership di settore però al quattordicesimo posto quindi in flessione rispetto alla dodicesima posizione dello scorso anno, davanti a Intesa San Paolo che invece perde consensi, passando dalla dodicesima posizione alla diciannovesima di quest'anno. Le uniche due realtà di settore in controtendenza appaiono Generali, in crescita al trentaduesimo posto rispetto al quarantaquattresimo dello scorso anno e il gruppo Bnl Bnp Paribas che sale dal sessantunesimo al trentaseiesimo posto nella classifica delle aziende maggiormente ambite nelle quali lavorare, indice che la cura francese ha, almeno per quanto riguarda l'employer branding aziendale, lasciato il segno.

I consensi maggiori vanno come già anticipato alle grandi multinazionali che operano nei settori dell'industria, con una sorpresa targata Finmeccanica, che passa dal trentaduesimo al ventiquattresimo posto, e da alcune sue controllate che acquistano posizioni o entrano di prepotenza nella classifica delle aziende maggiormente ambite nelle quali lavorare, come Alenia Aeronautica, al quarantaquattresimo posto riespetto al settantacinquesimo della passata edizione o Agusta Westland, nuovo ingresso in settantaseiesima posizione.

Nel mondo della consulenza la palma d'oro di azienda più ambita va a Mckinsey&Company, al ventunesimo posto rispetto al ventottesimo dello scorso anno, davanti ad Accenture, al ventiduesimo posto rispetto al ventiseiesimo della passata edizione. Molto più distanziate altre realtà come Kpmg, quarantacinquesima posizione, Deloitte, sessantottesima, PWC ed Ernst&Young rispettivamente in ottantaduesima e ottantatreesima posizione.

Bene anche le performance delle aziende che operano nei settori dell'alimentare e del largo consumo e che vedono oltre alle già citate Barilla, Procter&Gamble e Ferrero, realtà quali Coca Cola, che sale dal venticinquesimo all'undicesimo posto, Nestlè al dodicesimo posto, Unilever sedicesimo e L'Orèal al diciottesimo.

Una generalizzata perdita di appeal invece registrano, forse in linea con l'attuale difficoltà che registra il ciclo economico mondiale, le aziende che operano nei settori della moda e del lusso, così pure le aziende del comparto farmaceutico, forse perchè, almeno per quanto riguarda l'Italia non si fa ormai quasi più ricerca e innovazione nel settore.

Da segnalare come nuovi ingressi Samsung in quarantaseiesima posizione e Piaggio in sessantatreesima.

Best100, le aziende preferite dagli italiani.
VII edizione - anno 2008
Rank / Azienda / Preferenze
1. Ferrari 12,98%
2. Barilla 8,27%
3. Eni 7,08%
4. Microsoft 6,49%
5. Fiat 5,06%
6. Procter&Gamble 4,40%
7. Ferrero 4,35%
8. Enel 4,23%
9. Mediaset 3,75%
10. Vodafone 3,51%

Vedi la classifica completa della Best100, edizione 2008.
Vedi il campione statistico relativo alla Best100, edizione 2008.






Vai allo speciale Best100 di Job 24 Il Sole 24 Ore:
Lavoro e classifiche: il posto dei sogni è alla Ferrari o in Barilla
Glamour e solidità: nella top list di uomini e donne i nomi cambiano




2 commenti:

Giorgia T. ha detto...

Salve Fabio,
l'indagine è molto interessante ma non ho capito qual è il campione di popolazione sul quale avete effettuato l'indagine.
Io lavoro nel settore dell'employer branding riferito al campione degli universitari italiani, credo che vista in quest'ottica la classifica sarebbe stata diversa.
Mi sorprende molto il gap tra P&G ed Accenture dato che entrambe sono note per avere "politiche" molto simili..nel mondo accademico queste due aziende non sono molto ben viste!!

G.T.

Fabio Ricceri ha detto...

Il campione di popolazione sul quale viene, da sempre, effettuata l'indagine è piuttosto vasto. Si tratta di diplomati e laureati, residenti in tutto il territorio nazionale, con età compresa tra i 18 e i 44 anni. L'obiettivo dell'indagine è quello di analizzare come cambia e si evolve la percezione delle aziende italiane (come employer) da parte di studenti e professional, attraverso l’analisi degli aspetti che influiscono maggiormente nella scelta dell’azienda nella quale lavorare. La classifica complessiva quindi è il risultato di un insieme di segmenti diversi che possono poi essere analizzati separatamente. Non si limita agli studenti universitari, pur potendoli poi analizzare separatamente, così come non vi sono limiti nella segmentazione degli insiemi dei quali, come azienda, ho bisogno di avere i dati. Posso ottenere i dati relativi alla popolazione universitaria, ma anche quelli dei diplomati se mi interessano. Posso isolare il dato dei laureati in informatica e ingegneria rispetto a quello dei laureati in economia e statistica ad esempio, valutarne l'impatto geografico segmentando aree (nord, centro, sud) e singole regioni di residenza, eventualmente in base all'età del campione che mi interessa anlizzare e anche al suo status lavorativo, studenti o persone che già lavorano. L'obiettivo è, come detto, quello di costruire un campiuone che sia maggiormente rappresentativo possibile di quella realtà che intendo fotografare con l'indagine. Appunto la percezione delle aziende come posti in cui lavorare da parte di diplomati e laureati, dai 18 ai 44 anni, studenti o già impiegati, residenti su tutto il territorio nazionale.
Il dato generale esprime quindi la somma dei singoli segmenti, dei quali la popolazione universitaria, almeno per la nostra indagine, è solo una parte, pur isolabile singolarmente.
Pur non potendo entrare nello specifico delle aziende che mi hai citato (i benchmark di settore, i confronti tra competitor e l'analisi dell'employer value proposition aziendale così come viene attualmente percepita all'esterno dell'azienda, sono servizi di consulenza riservati alla singole aziende), posso dirti che le differenze che sottolinei nascono sopratutto, per quanto riguarda P&G in un indiscusso vantaggio rispetto ad Accenture nel segmento relativo alla popolazione femminile (P&G è al secondo posto nelle preferenze delle donne), sopratutto da parte delle laureate in discipline economiche e socio-umanistiche.
Quello che voglio dire, approfittando della tua domanda, è che al di la del fascino che esercita, non bisogna soffermarsi solo sui dati della classifica generale, ma occorre utilizzare le indicazioni che emergono nei singoli segmenti di interesse per capire come la propria azienda sia posizionata rispetto ai competitor più diretti e quali siano le aree di forza e di debolezza sulle quali lavorare per impostare ex novo o mettere ulteriormente a punto le proprie politiche di employer branding.
A margine del post di commento sui dati della classifica generale ho inserito comunque il link al documento sintetico sul campione utilizzato per l'edizione 2008 della Best100, che penso possa essere di interesse per inquadrare meglio il dato generale.